
Ogni anno, il 24 gennaio, si celebra la Giornata Internazionale dell’Educazione, istituita dalle Nazioni Unite per ricordare il ruolo dell’educazione nella pace e nello sviluppo.
Per il 2026 UNESCO propone il tema “The power of youth in co-creating education”, dedicato al contributo dei giovani nel costruire (insieme) il futuro dell’apprendimento.
Ma cosa c’entra tutto questo con la salute? Moltissimo.
Perché educazione non significa solo scuola: significa anche capire, scegliere, prevenire. E quando parliamo di benessere, la vera differenza spesso la fa una parola: consapevolezza.
Educazione alla salute: il primo passo della prevenzione
Molte difficoltà legate al benessere non iniziano “all’improvviso”. Si costruiscono nel tempo: cattive abitudini, carichi gestiti male, sedentarietà, stress cronico, segnali ignorati.
L’educazione alla salute serve proprio a questo:
- riconoscere i campanelli d’allarme,
- sapere quando intervenire (e come),
- costruire abitudini sostenibili, non perfette.
In altre parole: meno improvvisazione, più scelte informate.
Cosa impariamo quando ci prendiamo cura di noi
Ecco 4 “lezioni” che fanno davvero la differenza nella vita di tutti i giorni:
1) Ascoltare i segnali del corpo (senza normalizzare il dolore)
Un fastidio che torna spesso non è sempre “solo stress” o “solo postura”. A volte è un messaggio: sovraccarico, rigidità, recupero insufficiente, abitudini da rivedere. Imparare a distinguere tra indolenzimento normale e dolore che peggiora è prevenzione.
2) Muoversi con metodo (non a caso)
Il movimento è uno strumento potentissimo, ma funziona meglio quando è adatto alla persona: livello, storia clinica, obiettivi, tempo disponibile. Educazione significa anche imparare:
- riscaldamento e mobilità,
- progressioni graduali,
- tecnica e gestione dei carichi.
3) Capire che la salute è anche mentale
Lo stress non è “solo nella testa”: impatta sonno, energie, recupero, alimentazione e persino la percezione del dolore. Educazione vuol dire anche imparare strumenti pratici (routine, respiro, confini, supporto) per non arrivare sempre “in riserva”.
4) Rendere semplici le scelte alimentari
Educazione alimentare non è una lista di divieti. È saper costruire regolarità e equilibrio: porzioni, qualità, idratazione, gestione delle feste e dei periodi intensi—senza sensi di colpa e senza estremismi.
Il valore della “co-creazione”: cosa ci insegna il tema UNESCO 2026
Il tema 2026 sottolinea un punto importante: l’educazione funziona meglio quando è partecipata, non calata dall’alto.
Questo vale anche in ambito salute: i percorsi migliori sono quelli in cui la persona non è spettatrice, ma parte attiva.
In pratica significa:
- obiettivi chiari e condivisi,
- spiegazioni comprensibili,
- esercizi e indicazioni personalizzate,
- follow-up e adattamenti reali alla vita quotidiana.
C.R.M. e educazione alla salute: cosa facciamo ogni giorno
Nel lavoro clinico, “educare” non è un contenuto social: è una parte concreta del percorso.
Al C.R.M. l’educazione alla salute passa attraverso:
- spiegare diagnosi e obiettivi del trattamento in modo chiaro,
- insegnare esercizi e strategie da portare a casa,
- costruire abitudini di prevenzione (postura, mobilità, recupero),
- supportare il benessere con percorsi dedicati (quando serve, anche sul piano psicologico e nutrizionale).
Perché la terapia più efficace è quella che capisci e che riesci a mantenere nel tempo.
Un’idea semplice per celebrare la giornata (oggi)
Scegli una micro-azione “educativa” per te stesso/a:
- 10 minuti di mobilità o camminata,
- una piccola routine serale per dormire meglio,
- una domanda utile da fare al tuo professionista (“come posso prevenire che torni?”),
- programmare un controllo se stai rimandando da mesi.
Piccola, ma concreta.

